Test Pap: indagare sulla diagnosi precoce del cancro ovarico

Firenze, 6 dicembre 2023

Oggi, la scoperta del cancro ovarico in fase precoce è per lo più fortuita e rara, rappresentando solo il 10% dei casi. In un futuro prossimo, però, un test potrebbe cambiare le carte in tavola rilevando segni precoci della malattia, grazie ai Pap test. Questa è l’intuizione di un team di ricercatori italiani presentata sulle pagine di Science Translational Medicine, che riesce a rivelare tracce della malattia diversi anni prima che si manifesti.

Maurizio D’Incalci, professore di farmacologia all’Università Humanitas e coordinatore dello studio insieme al collega Sergio Marchini dell’Unità di Genomica Traslazionale, afferma che identificare il cancro ovarico nelle fasi iniziali significa curarlo, al contrario delle diagnosi tardive, che sono spesso letali. Infatti, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per i carcinomi sierosi di alto grado, la forma più comune di cancro ovarico, in stadi avanzati è stimata intorno al 30%, rispetto al 90% negli stadi precoci. Ed è proprio per individuare precocemente la malattia – un cancro che conta circa 5.200 diagnosi l’anno in Italia – che diversi gruppi di ricerca stanno lavorando per sviluppare un test di rilevamento precoce. Il team di Humanitas sfrutta i campioni prelevati da donne che avevano fatto un Pap test anni prima.

Da qui l’idea dei ricercatori di combinare le competenze di medicina, biologia molecolare, biostatistica e informatica per una diagnosi precoce.

I risultati

Nello studio sono stati analizzati i Pap test di donne che in seguito hanno sviluppato il cancro ovarico e di donne che non hanno sviluppato la malattia (rispettivamente 113 e 77, provenienti da diversi ospedali italiani). In questo modo, spiega D’Incalci, i ricercatori sapevano già in gran parte cosa cercare nei campioni di Pap test perché conoscevano già le caratteristiche molecolari dei tumori, in particolare i carcinomi sierosi di alto grado, quelli su cui si sono concentrati.

Nella prima analisi, sono state ricercate specifiche mutazioni di p53, un gene oncosoppressore spesso mutato nei tumori. Attraverso questa ricerca è stato possibile osservare che le stesse mutazioni di p53 dei tumori erano presenti anche nei campioni di Pap test di anni prima. In realtà, questo marcatore non è abbastanza specifico, perché le mutazioni in questo gene si trovano nei tessuti normali come prodotto dell’invecchiamento.

Il professor D’Incalci ha poi rivolto l’attenzione ad altre firme molecolari dei tumori, come la loro instabilità genomica, apprezzabile con alterazioni dei cromosomi e altamente specifica, notando che questa caratteristica era già presente nelle fasi iniziali della malattia, fino a 9 anni prima della diagnosi. Il test – messo alla prova nello studio retrospettivo per ora e da considerarsi solo a scopo di ricerca, precisano gli studiosi – ha un’accuratezza dell’81%.

Il professore ritiene quindi che il Pap test sia un esame estremamente importante sia come strumento preventivo che come strumento a scopo di ricerca per la diagnosi precoce.

I Pap test sono relativamente facili da ottenere e diffusi grazie alle iniziative di screening esistenti, che potrebbero fungere da strumento di validazione per il test di rilevamento precoce.

Hospitex International ritiene che la prevenzione del cancro ovarico sia essenziale, andando a promuovere PapTest24 e sostiene iniziative a scopo di ricerca affinché ci siano più opportunità diagnostiche e preventive.

 

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